06/11/08

Langhe

E' proprio vero che per conosce e capire qualcosa è necessario farne esperienza diretta. Da edonista della tavola, ho sempre sentito parlare delle Langhe come di un territorio magico per il vino senza però capirne il vero motivo. Ora, al mio ritorno da una tre-giorni in quelle terre posso affermare di averne un'idea più chiara.
Il mio errore è stato applicare a quel territorio modalità di misura e valutazione errati, perché inadeguati. Sentivo parlare delle cantine e me le immaginavo alte e ampie come quelle nostrane, per rendermi conto che nella maggioranza dei casi esse non sono più grandi di una taverna e si trovano sotto la cascina in cui la famiglia vive. Pensavo ai vigneti senza considerare la pendenza delle colline in cui crescono e alla fatica fatta per lavorare in vigna. Nelle sale degustazione non trovi un responsabile commerciale ma ti ritrovi a stringere la callosa mano del proprietario o di uno della famiglia.
Parlare dei vini e delle cantine mi sembra superfluo e scontato. Ci sono dei casi di assoluta eccellenza, ma tutte le Langhe meritano attenzione e approvazione per come riescono a vendere il territorio senza svendersi ad assurde logiche commerciali. E dalle numerose auto con targhe straniere devo pensare che questa sia la formula giusta per sopravvivere alle continue sfide (crisi?) che il mercato ci pone: vendere qualcosa di unico e inimitabile, il nostro territorio, la nostra storia e la nostra cultura.

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