11/04/09

Appunti dal Vinitaly 2009

Passata la sbornia dell'ennesima edizione del Vinitaly, raccolgo le idee e butto giù alcune considerazioni.
Per prima cosa devo ringraziare Fabio e Flavio per aver sopportato il sottoscritto e le sue fissazioni (come al solito mi sono fatto la lista degli stand da visitare)Sento di dover estendere la mia gratitudine anche alle “tose” che – fin che sono riuscite – ci hanno seguito.
Ma passiamo ai vini, alle cantine e alle persone.

Di buon ora ci siamo recati nello stand della Lombardia per avere l'ennesima conferma della qualità dei Franciacorta di Gatti (di cui sono un fan sfegatato) e scoprire l'Azienda Agricola Lo Sparviere, che ci ha colpiti positivamente con il Saten, ma ancor di più con il Brut. Unico neo non essere riusciti a confrontarci con la titolare, poiché impegnata in una degustazione. Di seguito passiamo nella zona del Lugana, dove l'azienda Selva Capuzza ci accoglie freddamente senza neppure proporci i vini. Per fortuna, subito dopo ci soffermiamo nello stand delle Cantine Visconti, dove ci accolgono nel migliore dei modi, facendoci accomodare e presentandoci in maniera adeguata i vini, tra cui meritano una menzione particolare il Lugana Superiore ed il Chiaretto.
Cambiamo padiglione e passiamo a quello del Trentino in cui ci fermiamo da Abate Nero, piccola azienda che produce spumanti metodo classico di grande finezza, dove oltre al Brut abbiamo il piacere di degustare anche il Riserva. Poco distante ci fermiamo da Balter, dove anche qui proviamo il Brut metodo classico, per poi farci rapire dai profumi di due rossi intriganti: un blend di Lagrein Merlot e il Barbanico, entrambi molto interessanti anche per l'ottimo rapporto qualità prezzo.
In un Vinitaly che si rispetti, non può mancare una visita allo stand del Piemonte, in particolare le Langhe. Il primo della lista è Renato Ratti di cui degustiamo il Dolcetto Colombé, la Barbera Torriglione, per chiudere con la finezza e l'eleganza del Nebbiolo Ochetti. Peccato non potersi confrontare con il produttore poiché lo stand era gestito dall'azienda che si occupa della distribuzione. Parlare di Langhe senza parlare di Mossio mi risulta impossibile. Anche esprimere un commento sui vini senza narrare l'umanità, l'ospitalità e il calore dei cugini Mossio mi sembra inutile perché essi sono un tutt'uno con i vini e con la terra. In una parola? Bravi.
Prima andare nel padiglione del Veneto per i “saluti” ai “vicini” facciamo un salto nelle Marche per degustare i vini di quello che ritengo essere uno dei maggiori esponenti della Lacrima di Morro: Stefano Mancinelli. Tra le varie interpretazioni di questo vitigno autoctono che propone ci lasciano piacevolmente colpiti il particolarissimo Sensazione di Frutto e il ricco e dolce Passito. Un passaggio veloce nel padiglione del Friuli per salutare gli amici di Valchiarò che ci propongono alcuni assaggi tra cui l'immancabile Tocai ...ops...Friulano, un Sauvignon decisamente ottimo, centrato, equilibrato, con profumi tipici che trovano corretta corrispondenza al palato, e per chiudere il rosso Torre qual (blend di merlot e cabernet).
Giunti nel padiglione del Veneto giochiamo in casa, ma le sorprese non sono mancate. Una di queste è stata senza dubbio il Pinot Bianco proposto dall'azienda Tessere, che si è rivelato – benchè ancora da imbottigliare – molto interessante per i profumi e per l'acidità. Vedremo in seguito come si evolverà. Tra le sorprese segnaliamo anche due rossi dell'azienda Ca' di Rajo: il raboso Sangue del Diavolo e il rosso Marinò. Una cantina che invece conferma di anno in anno il proprio valore è Corte Rugolin, che ci propone un Ripasso non ancora in commercio che si presenta con profumi e complessità già molto intriganti, per poi passare ai due amaroni, tra cui segnalo caldamente il Monte Danieli. La via verso l'uscita ci porta a salutare la famiglia Sutto che ci propone una Ribolla Gialla (un po' troppo fredda!!!) della loro nuova tenuta di Cormons che appena raggiunge la temperatura corretta si fa apprezzare, anche se una corretta degustazione viene meno a causa (o per fortuna?) dell'avvenenza delle hostess. Complimenti. Come ultima tappa di questo lungo Vinitaly abbiamo scelto consapevolmente l'azienda Villa Castalda per poter chiudere in bellezza provando lo Chardonnay Millesimato vincitore della medaglia d'oro, che si è rivelato un vino centrato e di qualità. Quando pienamente appagati ci accingiamo a salutare, ci viene proposto di “assaporare” un calice di Champagne Millesimato 1990 De Castelnau al quale abbiamo ceduto immediatamente. Raccontare la complessità di profumi e sentori che si sprigionavano dal calice non renderebbe giustizia.
Concludendo posso affermare che tutto è andato per il meglio, e che abbiamo avuto la fortuna di incontrare persone che amano il loro lavoro, e che riescono a trasmettere la loro passione anche in un evento caotico come il Vinitaly. Continuate così!

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1 commento:

Disorder League ha detto...

Mi sono quasi commosso... sembrava di percorrere gli stand ancora una volta insieme.
Un ringraziamento a TE, mio vate dell'enologia.

Confermo appieno i tuoi giudizi in merito dei cugini Mossio, sono un tuttuno con il loro Vino e la loro Terra.